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LA STORIA DEL CAFFE'
È originario dell'Etiopia, in particolare della regione di Caffa, e di altre regioni dell'Africa orientale dove cresce spontaneo a 1.000 - 1.300 metri di altitudine.
Il caffè fu importato nell'Arabia sudoccidentale fra i secoli XIII e XIV. Qui si sviluppò la sua coltivazione, parallelamente all'uso della bevanda, preparata con i semi torrefatti.
I grani vennero in seguito esportati in Egitto, di qui a Costantinopoli e nelle Indie. In Europa il caffè fu importato a partire dalla seconda metà del secolo XVI, per iniziativa soprattutto dei mercanti veneziani.
Nonostante lo scetticismo e l'ostilità che dapprima incontrò, il successo della nuova bevanda fu grande e stimolò l'impianto di apposite piantagioni nei possedimenti coloniali, soprattutto ad opera degli Olandesi, che fra i secoli XVII e XVIII ne iniziarono la coltivazione a Giava e altrove.
Dalla Guyana Olandese il caffè giunge nell'America Centrale e meridionale, dove l'habitat permise di allargarne a macchia d'olio la produzione, nei grandi latifondi schiavistici delle colonie spagnole e portoghesi.
Soprattutto in Brasile la coltivazione del caffè, che vi era stato introdotto nel 1727, assunse un'importanza decisiva, determinando nel corso del secolo XIX la fortuna economica e politica di una ristretta oligarchia di grandi proprietari.
Solo nei primi decenni del nostro secolo, in seguito alla caduta del prezzo del caffè sui mercati mondiali, si ebbe una prima contrazione di tale attività, poi aggravata dalla crisi del 1929.
Da allora la produzione di caffè nei paesi latino americani si è notevolmente ridotta, mantenendo tuttavia una notevole importanza per la loro economia.
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